Gli errori da non commettere prima di mettersi in proprio

Cerca Trova Lavoro Varese Novembre 11, 2020 Nessun commento

Gli errori da non commettere prima di mettersi in proprio

Ognuno di noi, almeno una volta nella vita, ha pensato di mettersi in proprio, magari per una frustrazione lavorativa, per mancanza di libertà, per uno stato di disoccupazione.

Quanto conviene mettersi in proprio?

La risposta a questa domanda non è poi così scontata.

Prima di aprire una partita IVA è importante anche analizzare gli errori più comuni in cui si può incappare quando si intraprende un percorso di lavoro autonomo.

I tre errori principali che non si devono commettere

  1. Considerare la partita IVA una mera opzione contrattuale e non un progetto di vita

È una questione di approccio psicologico e di mentalità che però poi si traduce in comportamenti concreti: sono formalmente una partita IVA ma ragiono e mi comporto come un dipendente. Mi limito a fare ciò che i miei clienti mi chiedono, considero quasi inconsapevolmente i miei clienti come una “rendita sicura”, proietto i miei guadagni su base mensile associando nella mia testa le fatture ad una busta paga, percepisco gli investimenti come costi.

Stai ragionando in questo modo? Allora ti stai candidando al fallimento.

In Italia il progetto di lavoro autonomo contempla difficoltà organizzative e gestionali tali che un lavoratore con la mentalità da dipendente si condanna inesorabilmente alla frustrazione. Per questo motivo è importante guardarsi allo specchio e chiedersi se davvero ci ci sente imprenditore. È molto facile capire se ti stai candidando ad essere una “partita iva infelice ed insoddisfatta”. Sai come? Basta verificare come reagisci di fronte ad un annuncio di lavoro da dipendente ad un bando di concorso pubblico che sembra ritagliato perfettamente sul tuo profilo. Se decidi di rispondere all’annuncio o di partecipare al concorso perché «non si sa mai» vuol dire che il progetto di lavoro autonomo che stai coltivando non ha solide fondamenta dentro la tua visione del mondo. Dunque è meglio accantonarlo.

2) Sottovalutare la dimensione finanziaria del progetto

Hai deciso di metterti in proprio?  Da questo momento in poi hai davanti a te un business plan piuttosto semplice nella sua struttura di base: fatturato meno costi. La cifra risultante va ripartita tra fisco e previdenza. Ciò che avanza rappresenta il tuo guadagno effettivo.

Questo schema molto semplice nella realtà presenta alcune complicazioni che finiscono col determinare la differenza tra un progetto di successo ed un progetto fallimentare.

E’ fondamentale evitare i seguenti errori:

  • considerare i costi come tendenzialmente costanti nel tempo;
  • sottostare il tempo effettivo necessario a mettersi in produzione;
  • sottostimare i costi di avviamento della “macchina

3)Sottovalutare la dimensione di libertà ed autonomia della partita IVA

Quando pianifichi di metterti in proprio, ti preoccupi di avere clienti e fatture da emettere e tendi a mettere in secondo piano le considerazioni sulla tua libertà organizzativa e gestionale.

Che senso ha diventare lavoratori autonomi se finisci col diventare “dipendente” dei tuoi clienti? Se non hai la possibilità di organizzare il tuo tempo secondo le tue priorità, se non hai la possibilità di delegare e farti sostituire, non ha alcun senso.

In questa prospettiva un progetto di lavoro autonomo che non si fonda su un piano di diversificazione dei clienti e su un piano di scalabilità delle attività è un progetto predestinato alla dipendenza, contrattuale ed operativa. Esattamente il concetto opposto a quello di imprenditorialità.

Sei ancora indeciso se essere un lavoratore autonomo o dipendente? Scopri intanto come scrivere il tuo curriculum vitae.

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